Il Rapporto UNESCO accoglie la sfida di cambiare il mondo e di renderlo più umano con l’educazione. Presentato a Roma il 6 dicembre scorso, il Rapporto invoca la necessità di costruire futuri di pace, giusti e sostenibili. I Paesi più istruiti sono quelli che purtroppo inquinano di più e che stanno accelerando il cambiamento climatico. Allora, cosa dobbiamo continuare a fare? Cosa dobbiamo abbandonare e cosa dobbiamo inventare di nuovo? Sono questi gli interrogativi ai quali deve rispondere il mondo della scuola. Dobbiamo senz’altro rivedere gli obiettivi dell’educazione e ripensare il nostro rapporto con il pianeta e le nuove tecnologie, ha affermato Sobhi Tawill, direttore a Parigi della divisione “Future of learning and innovation “ dell’UNESCO. “L’umanità si trova di fronte a una difficile situazione e deve fare una scelta di rottura, cambiare rotta, perché il futuro dell’umanità dipende dal futuro del pianeta ed entrambi sono a rischio”.

La conoscenza e l’apprendimento sono la base per il rinnovamento della società, ma vediamo tante disuguaglianze crescenti e diffuse tra le nuove generazioni: l’educazione non sta funzionando per tutti, i livelli di dispersione scolastica sono ancora troppo elevati, determinando l’esclusione di 6 studenti su 10 che non raggiungono i livelli minimi di comprensione linguistica e numerica. Per questo, continua Tawill, il nostro modello deve essere riconsiderato, in quanto non funziona per tutti allo stesso modo. Il Rapporto, tradotto finora in 16 paesi del mondo, si intitola RE-IMMAGINARE I NOSTRI FUTURI INSIEME e propone un nuovo contratto per l’educazione, in quanto abbiamo la responsabilità collettiva di garantire il diritto a una scuola di qualità per tutti e per farlo dobbiamo rafforzare l’educazione come bene comune, garantendo che tutti possano partecipare alla costruzione dei futuri dell’educazione.

Siamo quindi a una svolta epocale nel ripensare il ruolo dell’educazione. Negli anno ’90, con il Libro bianco “Nell’educazione un tesoro” la Commissione Europea, con la guida di Jaques Delors, indicò al mondo l’importanza dell’educazione per lo sviluppo della società. Allo stesso modo oggi, se vogliamo realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030, contrastare il declino delle libertà e la polarizzazione che crescono nel mondo, accogliere le sfide di una tecnologia che si evolve con l’intelligenza artificiale ChatGPT e si sviluppa più di quanto riusciamo a comprendere, se vogliamo far fronte all’emergenza climatica, dobbiamo imparare a vivere insieme, dobbiamo creare una nuova coesione sociale e rendere il mondo sempre più interconnesso. Dobbiamo, quindi, RE-IMMAGINARE l’educazione con un nuovo contratto sociale da fare INSIEME, come sottolinea il Rapporto Unesco, nel rispetto dei principi posti alla base dei diritti umani: inclusione, equità, cooperazione e solidarietà.

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Per l’Italia, il documento ( pubblicato dalla casa editrice La Scuola e disponibile sul sito www.unesco.org  rappresenta una risorsa importante per ripensare il nostro sistema scolastico. Come affermato da Carmela Palumbo, capo dipartimento del MIM, il mondo dell’educazione è in difficoltà, i tassi di dispersione scolastica sono ancora elevati e occorre riqualificare la scuola. Questo Rapporto, a differenza dei precedenti, vuole innescare un nuovo contratto sociale per l’educazione, vuole essere uno strumento di lavoro per cambiare la società, affinché possa essere più giusta e inclusiva, ha aggiunto Domenico Simeone, preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica. Una fonte d’ispirazione, quindi, un invito aperto al confronto tra docenti, studenti e famiglie per rivedere il ruolo dei protagonisti e le politiche dell’educazione. Basta con il proporre un modello unico, non possono fare tutti la stessa cosa, continua Sobhi Tawill, perché questo sistema produce forme di esclusione, considerato che 6 studenti su 10 non raggiungono i livelli minimi di comprensione e ancora la metà degli studenti non completa il ciclo di studi.

Dobbiamo quindi essere onesti e responsabili per capire cosa cambiare, ma soprattutto dobbiamo farlo insieme, valorizzando la pedagogia della cooperazione e della solidarietà, dando valore alla diversità culturale, promuovendo la ricerca e l’insegnamento come professione collaborativa. Il Movimento di Cooperazione Educativa conduce da sempre il compito di privilegiare la cooperazione, le pratiche didattiche, l’interdisciplinarietà, la valutazione formativa. Si apre una nuova fase, tutti insieme per un nuovo ecosistema dell’educazione, dove poter apprendere a prenderci cura della natura e del pianeta.