Ci sono molti elementi della guerra in Ucraina che riportano alla mente la fine dell’Unione sovietica, che all’epoca una ventina di anni fa si consumò in modo del tutto, e quasi incredibilmente, incruento.

Molti si sono interrogati su come fosse possibile che un tale regime si sgretolasse come neve al sole senza fare praticamente neanche una vittima.  L’invasione dell’Ucraina con la sua drammatica scia di distruzione e di morti fanno pensare che queste vittime di oggi siano in fondo ancora vittime della fine di quel regime.

Sicuramente ci sono le dichiarazioni o le presunte intenzioni di Putin, e le sue attribuite, temute o veritiere velleità di ricostruire i confini dell’URSS o dell’impero Russo, ma al di là delle varie interpretazioni politiche e strategiche, oggi di questo non possiamo avere un’assoluta certezza.

In compenso, al momento in cui scriviamo (l’invasione dell’Ucraina è ancora in corso e i combattimenti in tutto il paese non si sono ancora fermati) vi sono invece alcuni elementi molto concreti come ad esempio la generosissima solidarietà che stanno mostrando alcuni paesi limitrofi nei confronti degli “sfollati” e che non si era manifestata per esempio con gli immigrati da altre aree geografiche come il Mediterraneo, l’Africa o l’Asia, che fanno pensare proprio alla forte espressione di un mai sopito sentimento anti sovietico. In particolare in Polonia, tradizionalmente un paese profondamente cattolico dove la solidarietà mostrata nei confronti delle centinaia di migliaia di ucraini che sono già approdati nel loro paese potrebbe essere confuso esclusivamente con un profondo sentimento di carità cristiana, che sicuramente si manifesta.

Ma osservando più attentamente la storia polacca, e perfino le migrazioni da est a ovest avvenute all’interno della stessa Polonia, si può immaginare che questa solidarietà sia attualmente influenzata anche dalla memoria storica e dall’avversione per la dominazione sovietica oltre che Russa.

Basterebbe ricordare eventi come il massacro di Katyn, perpetrato dai sovietici nei confronti dell’élite polacca, oppure anche ragioni economiche che hanno motivato le migrazioni interne in quanto l’economia delle regioni ad est del paese sotto dominazione sovietica non riuscirono mai a svilupparsi quanto le regioni dell’ovest del paese che erano state per esempio sotto il dominio prussiano.

E lo stesso sembra essere vero anche della Romania, in parte dell’Ungheria e di altri paesi che negli anni hanno subito sia le invasioni dei carri armati dell’armata sovietica che la dominazione autoritaria di quel regime. Lo stesso spirito animava con ogni probabilità anche il primo ministro polacco, ceco e sloveno che si sono recati negli scorsi giorni in Ucraina per incontrare il presidente Zelens’kyj in una Kiev sotto assedio, offrendo il loro sostegno.

Vale infatti la pena ricordare in questo momento che la dominazione sovietica dei cosiddetti paesi satelliti ha attuato nei suoi lunghi anni una politica culturale volta di fatto a umiliare se non proprio cancellare le individualità delle culture della storia e delle tradizioni locali, oltre ad aver imposto l’apprendimento e l’uso comune della lingua russa, quanto meno negli affari istituzionali e burocratici in relazione con Mosca. Ne sono testimonianza anche i libri di storia dell’arte sovietica, in commercio durante quel regime, che riferiscono solo molto parzialmente delle opere e delle tradizioni così variegate nei 14 paesi satelliti della grande Russia che si estendevano dall’Europa orientale all’Asia settentrionale. Mentre sul piano militare, non è certo stato un caso che i paesi che si sono liberati dal regime sovietico e sono entrati a far parte dell’Unione europea abbiano chiesto, e ottenuto, di poter aderire all’Alleanza atlantica, che sarebbe altrimenti stata destinata a scomparire con la fine della “guerra fredda”.

È evidente che questi paesi erano mossi da una forte sentimento di sfiducia nei confronti della Russia, anche se non più sovietica, un paese che dopo la caduta del muro di Berlino è entrato a pieno titolo nel mercato del mondo capitalista, ma guidata da un leader proveniente dagli apparati dei servizi segreti di quel regime e per questo riconducibile a quella storia, almeno per coloro i quali avevano subito in particolare i meticolosi controlli e la repressione da parte del KGB. Non è stato così per noi “occidentali”, apparentemente molto più intransigenti con i post comunisti nostrani che con quelli veri come Putin con il quale non solo sono stati fatti molti affari ma a cui è stato consentito la diffusione della sua propaganda o disinformazia senza forse valutare bene le sue conseguenze. Duole ricordare che anche l’Ucraina avrebbe voluto aderire alla NATO e alla luce dell’invasione viene da chiedersi se non fosse una richiesta ampiamente più giustificata delle presunte ragioni di Putin e che probabilmente avrebbe risparmiato molte vite umane.

Comunque vadano le cose i drammatici avvenimenti delle ultime settimane sembrano comunque aver fatto riaffiorare un sentimento antisovietico che credevamo scomparso, almeno dalla prospettiva della nostra comoda ma miope convinzione che quel regime fosse veramente svanito nel nulla e miracolosamente senza colpo ferire.