I Paesi di più grande storia e tradizione sono anche quelli di maggiore evidente decadenza. Egitto, Grecia, Italia in ordine cronologico. Roma è l’epitome di questo lungo ma inesorabile declino anche se cova un’eterna speranza di palingenesi. Sembra quanto mai attuale, mentre la città continua orgogliosamente a fregiarsi dell’etichetta di Capitale (come se qualcuno potesse nutrire dei dubbi) la storica frase di James Joyce: “Roma mi ricorda un uomo che si mantiene mostrando ai viaggiatori il cadavere di sua nonna”. Ben nascosto il cadavere nell’armadio virtuale, tra i Fori e le rovine che rappresentano una magnifica metafora del suo presente. Eppure come una bella signora sfiorita che rilancia antiche beltà, Roma e l’Italia spesso rilanciano, compiendo passi nel vuoto e peggiorando il proprio status. E’ ferita ormai quasi dimenticata la brutta figura collezionata con la candidatura a ospitare Expo 2030. Roma (e l’Italia sullo sfondo) terza tra tre partecipanti, medaglia di bronzo o di cartone.

https://riyadhexpo2030.sa/, Fair use, en.wikipedia.org

Illusa dai suoi politici e poi schiantata in sede di votazione. C’è ancora un sito che documenta questo disastro: Gualtieri sorridente e per nulla presago. Chi erano i testimonial dell’operazione Expo? Bebe Vio, Sabrina Impacciatore e Trudie Styler, la moglie di Sting. Con tutto il rispetto non proprio il massimo del made in Italy. Ma avremo ritrovato il sindaco in un video nel nord Europa a vantare le virtù del termovalorizzatore, risorsa antiquata, di cui Roma si doterà (forse) quando lui non sarà più primo cittadino.

Ma parlando di sconfitte e umiliazioni più recenti (quelle che la grande stampa, i cosiddetti giornaloni, dimenticano già il giorno dopo) non si può non citare la pretesa di ospitare la sede dell’Agenzia dell’Unione Europea per l’anti-riciclaggio, pratica su cui, modestia parte, l’Italia può vantare diritto di primogenitura. Roma concorreva con Vienna, Vilnius, Riga, Dublino, Madrid, Bruxelles, Parigi e Francoforte. E naturalmente ha perso con la preferenza accordata a Francoforte.

Per Gualtieri questa doveva essere una potenziale rivincita dopo la mancata candidatura per l’Agenzia del Farmaco 2017 (tramontata per un dissidio tra Campidoglio e Regione Lazio) e poi nel 2020 con l’ennesimo smacco quando si concorreva per assegnare la sede dell’Agenzia Ue per la ricerca biomedica.

Roma è Capitale ma sembra non risiedere in Europa per lo scarso prestigio delle proprie candidature. L’ultima picconata che contribuisce alla demolizione del prestigio è di pochi giorni fa: la rinuncia a concorrere per l’assegnazione dei mondiali di atletica del 2027. Il Governo non ha acconsentito alla tardiva e poco protocollare richiesta di garantire con 85 milioni l’effettuazione della manifestazione. Se ci fate caso è la stessa cifra che sarà spesa per la pista di bob dell’Olimpiade invernale del 2026.  Conclusione all’italiana: il presidente della Federazione di atletica leggera che se la prende con il Governo, segnatamente con il Ministro dello Sport Abodi; quest’ultimo che sbuffa e la Meloni che fa pippa). Possiamo legittimamente affermare in tema di candidature internazionali che Roma ha fatto proprio il motto, peraltro apocrifo, del Barone De Coubertin, il riabilitatore degli antichi Giochi Olimpici: “l’importante è partecipare”. Di vincere se ne parlerà un’altra volta…

 

Foto di apertura di Serghei Topor da Pixabay