Al fine di tentare di comprendere le ragioni che hanno portato alla caduta del governo Draghi ed alla successiva scelta del capo dello Stato di anticipare di sei mesi la fine della legislatura, indicendo le consultazioni elettorali per domenica 25 settembre, occorre tornare al momento della costituzione di quell’esecutivo ed al programma che lo stesso si è dato.

Prof Mario Draghi- foto da quirinale.it

Come è noto, al momento dell’insediamento del governo Draghi, il terzo della diciottesima legislatura, le due principali emergenze che dovevano occupare il nuovo esecutivo erano rappresentate da una realizzazione efficace della campagna di vaccinazione per il contrasto alla pandemia da Covid-19 (fino a quel momento si erano avuti soltanto dei disorganizzati tentativi coreografici di avvio della stessa) e la necessità di dar corpo e sostanza al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che aveva visto la luce il 21 gennaio 2021, il quale necessitava di essere implementato e soprattutto garantito agli occhi dell’Unione Europea.

Corollario di questo secondo punto erano le necessarie riforme e semplificazioni da mettere in cantiere per ottenere i finanziamenti (in parte a fondo perduto) che l’Unione Europea erogava nell’ambito del PNRR.

Per circa un anno l’esecutivo ha operato in ampia comunità di intenti, poiché la maggioranza, pur non potendosi definire di perfetta unità nazionale, era costituita da una larghissima coalizione nel Parlamento italiano, pur mantenendo una opposizione sia a destra che a sinistra.

Con la fine dell’inverno 2022, pur in presenza di una serie di emergenze dettate da caro bollette e dall’inizio della guerra di Ucraina, sono iniziati gli strappi e le distinzioni che i diversi partiti che avevano votato la fiducia al governo hanno iniziato a mettere in atto.

Tale stato di cose ha comportato le fibrillazioni che nel luglio del 2022 hanno portato alla crisi del governo Draghi ed alla fine della legislatura. Invero, anche se il governo non ha mai tecnicamente perso la fiducia del Parlamento, i veti incrociati dei diversi schieramenti politici hanno impedito allo stesso di poter operare, anche se non si era completamente esaurito il mandato ricevuto all’atto dell’insediamento, in particolare in relazione al programma di semplificazione del sistema, necessario alla attuazione del Piano di Ripresa e Resilienza.

“L’Europa a Roma – Celebrazioni del Parlamento italiano” – Montecitorio licenza CC BY-ND 2.0 .

Ora si è giunti ad una campagna elettorale estiva che ha visto il suo avvio nel distacco e nel disinteresse della maggioranza degli italiani occupati principalmente dalle ferie e preoccupati da ciò che troveranno alla ripresa nel mese di settembre, soprattutto sul fronte dell’aumento di prezzi e del caro bollette. Anche la maggior parte dei partiti politici sembra essere stata colta alla sprovvista dalle elezioni probabilmente non avendo sufficientemente posto attenzione alla legge elettorale particolarmente confusa e finalizzata a promuovere alleanze elettorali non basate su programmi politici da portare all’attenzione dei cittadini, ma su aggregazioni di comodo che presentano l’evidente rischio di disgregarsi il giorno successivo alla consultazione elettorale. Invero, da molto tempo si invoca la modifica del sistema elettorale con scelte nette che dovrebbero portare alla realizzazione o di un sistema proporzionale puro o all’individuazione di un sistema maggioritario, auspicabilmente bipolare finalizzato alla certezza della governabilità del Paese.

Invece, la legge elettorale con la quale voteremo il 25 settembre sembra essere il prodotto di un legislatore che abbia voluto dilettarsi nell’individuare le regole di un gioco di società totalmente incomprensibile per i cittadini chiamati alle urne. Detto sistema induce alla realizzazione di coalizioni di squisita fattura elettorale, che assai spesso nulla hanno in comune se non l’aggregazione sulla scheda che verrà depositata nell’urna. Inoltre, lo stesso sistema porta a condivisioni di percorso tra soggetti molto diversi tra loro (Di Maio e Tabacci) che hanno in comune soltanto la volontà di sfruttare posizioni di vantaggio che la legge elettorale offre. Tale stato di cose e l’avvio di questa campagna elettorale agostana, basata su polemiche di scarsa utilità per il vivere civile e molto lontana dalle effettive preoccupazioni degli italiani rischia di produrre soltanto una ulteriore disaffezione per la politica e di innalzare ancora la già elevatissima quota degli astenuti, lasciando la gestione del paese ai soli (presunti) addetti ai lavori.

“Elezioni Politiche 2008” by agenziami is licensed under CC BY-SA 2.0 .

È, comunque, sempre necessario ricordare che la politica, dal termine greco polis, è la scienza finalizzata a consentire ai cittadini di vivere meglio in un contesto di mutualità sociale. La politica è dunque una cosa troppo seria per essere lasciata alla sola gestione dei politici di professione (ma di che professione si tratta?).

In conclusione, è necessario che i cittadini anche in presenza di questa pessima legge elettorale, che auspichiamo venga modificata all’inizio della prossima legislatura, attraverso il voto riprendano la gestione della cosa politica cercando di scegliere i programmi migliori per il futuro del Paese dando un’indicazione pienamente europea in relazione del nostro Paese.

 

Foto di apertura: “Mattino_02” di ancasta1901 licenza CC BY 2.0.