Se la politica fosse creata da aspiranti statisti ci sarebbe una riflessione generale sul grande tasso di assenteismo alle urne. Fenomeno che sarà ribadito anche nella prossima tornata elettorale. Ma, ancora una volta di più nella confusa suburra del marketing per assicurarsi il voto, nessuno dei partiti in lizza formula un’analisi che potrebbe anche essere pro domo sua perché, al di là dei sondaggi, c’è un 40/50% di cittadini che non andrà a votare o non sa per chi votare. Dunque il primo partito italiano è quello dei “non so”. Ma di fronte a questa astensione di massa, a questa maggioranza silenziosa del non voto, il sistema come reagisce? Nel peggiore dei modi, perpetuando la disaffezione con il clientelismo degli accordi elettorali, con l’illegale voto di scambio, con un profluvio di liste e di simboli ad personam e no che continuano ad alimentare la confusione. Se si vuole con una colossale ammucchiata al centro nel segno dello slogan avveniristico quanto improbabile “al centro si vince” (forse pensando alla lunga leadership della Democrazia Cristiana).

i 101 contrassegni depositati

Così avviene che vengano presentate 101 liste, facendo rimpiangere la linearità dei sistemi anglosassoni (in Inghilterra laburisti e conservatori, negli Stati Uniti democratici o repubblicani). Qui se chiedete a cento italiani quale sia il partito attuale di Di Maio o Azzolina, di Tabacci o Bonino, con chi stanno i radicali, è difficile che possiate avere le risposte giuste. Intanto tutti quei partiti compressi sotto Draghi, schiacciati da un’agenda Draghi che nessuno sa esattamente definire (divertente la possibilità dell’agenda Draghi senza Draghi), dopo aver constatato che l’Italia continua a esistere anche senza il Migliore, si scatenano nelle più bizzarre futuribili proposte legislative ben sapendo, in malafede, che non hanno alcuna possibilità di realizzazione. Se si prende con umorismo questa sfilata di amenità la passerella può apparire anche divertente mettendo insieme la possibilità che in Italia in un anno saranno piantati un milione di alberi (Berlusconi comincerà a piantare il primo, se le forze lo sorreggeranno, per dare l’esempio) o sostenendo il miraggio della tassa piatta al 15% rendendo più ricchi e felici gli italiani.

Foto libera da Pixabay

Promettere non costa niente anche perché la memoria collettiva è labile e difficilmente mette a fuoco altre mirabolanti proposte di un ventennio fa quando il cavaliere, ora di nuovo aspirante senatore ma che diciamo di più, Presidente della Repubblica in pectore (Mattarella fatti più in là) indicava come obiettivo un milione di posti di lavoro (fateci caso ora siamo passati al mondo vegetale, la cifra è utilizzata per la piantumazione), inglese e internet per tutti. Il sistema non guarisce, è un malato cronico perché il sistema partitico non è stato in grado di riformare la legge elettorale e dunque il virus rimane in casa. Creando casi clamorosi come il Pd che fa un’alleanza con Sinistra Italiana nonostante che questa abbia votato contro 54 volte su 55 i provvedimenti del Governo Draghi in cui il Pd ricopriva un ruolo sostanziale. Siamo dalle parti di Beckett e di Ionesco o nel recinto dell’ineffabile e purtroppo del malato cronico incurabile. Comunque questo pessimo profilo non deve invitare al non voto. In questa parvenza di democrazia residua per assurdo non si può lasciare a una minoranza di votanti il pallino su quanto succederà in Italia nei prossimi anni.

Foto di apertura pubblico dominio da wikipedia.org