a cura di

Rodolfo Ruocco

Tarantelli riformista rimosso dal Pd riformista

La storia può girare al contrario per gli “anni di piombo”. Barbara Balzerani resta un nome famoso, Ezio Tarantelli è un nome dimenticato.

Ezio Tarantelli, Ezio Tarantelli

Ezio Tarantelli

Quando lo scorso 5 marzo muore per malattia Barbara Balzerani i giornali, le televisioni i siti Internet ricordano con grandi spazi la sua figura: uno dei capi storici delle Brigate Rosse, componente del commando terrorista che nel 1978 rapì Aldo Moro e massacrò la sua scorta, condannata per “apologia di reato” nell’omicidio di Ezio Tarantelli. Una terrorista mai pentita per i delitti e il sangue versato in nome della rivoluzione proletaria mai arrivata.

In giornali, televisioni e siti Internet la morte di Balzerani ha ampio spazio. Le sorprese da brivido non mancano. Donatella Di Cesare, professoressa di filosofia teoretica, scrive su Balzerani un tweet incredibile subito rimosso: «La tua rivoluzione è stata anche la mia». Un commento stupefacente, formulato da una docente dell’Università La Sapienza di Roma, la stessa nella quale insegnava economia politica Ezio Tarantelli, la stessa nella quale fu ucciso dalle Brigate Rosse appena terminata una lezione il 27 marzo 1985.

Barbara Balzerani

Luca Tarantelli, figlio di Ezio, in una intervista al Giornale dice: «Dovrebbe essere radiata». Gli intellettuali che fiancheggiavano i terroristi rossi nelle università, nelle case editrici, nei giornali, i cosiddetti “cattivi maestri”, sembravano spariti. Invece non è così. Luca Tarantelli parla di Donatella Di Cesare, della rimozione del nome del padre dalla memoria storica della sinistra. Il Pd? L’ha «dimenticato, purtroppo», dice il figlio. Precisa: nel pantheon del Partito Democratico «ci sono varie figure, e io non vedo la sua».

Un grande riformista è facile che sia attaccato o dimenticato dai gruppi della sinistra antagonista. Ma come mai è scordato anche da un partito riformista come il Pd? Probabilmente il motivo è antico: pesano gli errori nel bagaglio culturale e politico del Pci-Pds-Ds-Pd. Enrico Berlinguer attaccò il Patto anti inflazione elaborato da Ezio Tarantelli e firmato dal governo Craxi con Pierre Carniti (Cisl), Giorgio Benvenuto (Uil), Ottaviano Del Turco (socialisti Cgil).

Luca Tarantelli

Luciano Lama, capo comunista della Cgil, sembrò che stesse per firmare, ma il segretario del Pci lo bloccò. Quando l’intesa fu accolta nel “decreto di San Valentino” da Bettino Craxi, Berlinguer decise un referendum. Scoppiò uno scontro furibondo a sinistra, in particolare tra Pci e Psi ma il referendum del 9-10 giugno 1985 fu vinto dai riformisti e l’inflazione selvaggia italiana fu battuta salvaguardando economia, salari e occupazione.

Ezio era un caro amico del vostro cronista, l’aveva interpellato e intervistato spesso nei primi anni Ottanta quando lavorava all’Avanti! Economista di alto valore con alle spalle corsi di perfezionamento negli Stati Uniti, direttore del centro studi della Cisl, era un convinto riformista. Era coraggioso, sapeva di rischiare. Soprattutto i riformisti erano nel mirino delle Br perché considerati i nemici più pericolosi, quelli in grado di convincere la classe operaia e le masse della possibilità di cambiare democraticamente il sistema capitalista.

La democrazia e l’uguaglianza erano le bussole di Ezio Tarantelli. Diceva al vostro cronista: «È inammissibile che gli evasori navighino sugli yacht e dei lavoratori non riescano ad arrivare a fine mese». Varato il Patto anti inflazione propose lo Scudo europeo contro la disoccupazione da realizzare con il debito comune. Un’altra geniale idea di protezione sociale e di sviluppo. Ma fu ucciso come Moro con una mitraglietta Skorpion, all’Università La Sapienza. Era il 27 marzo 1985. Ezio aveva 43 anni, il figlio Luca 13. Erano ancora gli “anni di piombo”, l’era del terrorismo rosso e nero, della strisciante guerra civile per abbattere la democrazia italiana.

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