Anche all’apice della sua popolarità era schivo e di poche, ma “valenti”, parole.

Il 25 maggio del ’22 nasceva: un altro centenario da celebrare per l’uomo che portò il Partito Comunista al primato sulla Democrazia Cristiana e sull’onda di quella vittoria si accasciò sul palco per assurgere a mito dei suoi e, comunque, a riferimento anche per chi non la pensava come lui. Narrano le cronache che Almirante fu sorpreso, alle Botteghe Oscure, in coda per l’ultimo saluto a quel grande avversario. Non è facile scriverne sull’onda dei ricordi che ciascuno custodisce dopo quell’11 giugno di trentotto anni fa, ma ci proverò.

L’Unità riporta la notizia della morte del leader-Foto pubblico dominio da wikipedia.org

Quella morte assurda proprio l’ultimo giorno della campagna elettorale per le europee del 1984 ha alimentato un’ampia letteratura, che ha cercato di ripercorrere gli anni delle grandi riforme lavoristiche ed i consecutivi anni di piombo e di stragi. Berlinguer condusse a Sassari una giovinezza di studio e di esperienze, grazie alle quali giovanissimo prese a frequentare ambienti e persone che lo portarono addirittura ad iniziare la sua militanza. Militanza che nel ’44 lo portò a partecipare ai moti cittadini per il pane, finendo in carcere per quasi 4 mesi. Il suo arresto per la partecipazione a questi moti era avvenuto nel giorno della festività di S. Antonio, e proprio nella città di Padova avvenne la sua morte il giorno della festività del Santo. Lui stesso teneva a sottolineare che a vent’anni aveva compiuto la sua scelta e le restò sempre fedele, come un novello Amleto. In una delle ultime interviste, rispondendo alle domande di Giovanni Minoli, affermò che la cosa per cui andava più orgoglioso era quella di non aver mai tradito gli ideali della sua gioventù. Alle continue provocazioni dei nemici sulla sua vita fra agi e, addirittura, lusso (in sardo lussu) egli rispose con la sua pacata ironia: “l’unico lusso che conosco è Emilio Lussu!”.

Un episodio della sua fanciullezza lo vede paggetto al matrimonio della zia, Ines Berlinguer, con Stefano Siglienti, uno dei leader del Partito d’Azione, e come testimone nientemeno che proprio Emilio Lussu.

Berlinguer prese la tessera del partito proprio il giorno in cui il Re arrestava Mussolini.

Il padre di Berlinguer, noto avvocato del Foro di Sassari, era parlamentare socialista, amico di Gramsci, e battibeccando con il figlio comunista si ebbe questa ironica (ma, immagino rispettosa) risposta: “Io rappresento l’evoluzione della specie”. Durante gli anni universitari conobbe Togliatti (che aveva frequentato il liceo di Sassari) ed a quella conoscenza seguì, su suggerimento del leader comunista, il trasferimento a Roma, ove, nonostante una richiesta di Luigi Longo, non volle presentarsi alle elezioni, ritenendo che vi fossero militanti più esperti di lui da presentare. Ed infatti, fra gli altri, venne eletto Giorgio Napolitano. Il padre, in quelle stesse elezioni, era candidato dei socialisti. È interessante sapere che dalle confidenze fra la sua “scorta”, notoriamente composta da militanti del partito, e quella di Moro, emerse che la macchina blindata era stata negata al presidente democristiano.

Fu nell’80, con la famosa intervista di Eugenio Scalfari, che Berlinguer cominciò a parlare della “questione morale”, influenzando tutta la successiva polemica politica, in anni decisivi per la storia del Paese.

Fra le tante incoerenze che venivano attribuite a Berlinguer una delle più insistenti era quella che sottolineava che la famiglia era benestante e addirittura proprietaria dell’Isola Piana, che era nel Parco dell’Asinara: poco più di piccolo scoglio piatto con i resti di una torre moresca che proprio la famiglia Berlinguer fece diventare, attraverso un provvedimento ottenuto dal Comune, terreno con assoluto divieto di edificazione.

A seguito della nuova posizione assunta da Berlinguer nei confronti dell’Internazionale, vere e proprie falsità cominciarono ad essere diffuse dall’URSS per metterlo in cattiva luce, arrivando poi al famoso “incidente automobilistico” occorso in Bulgaria.

La campagna elettorale del 1984 per le europee lo vide infaticabile oratore e solamente il divieto di tenere un comizio a Comiso, lo indusse a fermarsi a Padova ove tenne quell’ultimo fatale comizio.

Berlinguer parla a un comizio a Torino nel 1952-Foto pubblico dominio da wikipedia.org

Un poema in versi di recente pubblicazione (“Berlinguer” di Tonino Cau) così lo canta in lingua logudorese: “Non si può scordare uno come te, impegnato giorno e notte a favore del popolo, accanito difensore del proletariato, tutta la vita hai lottato senza mai fermarti. In politica hai sempre incarnato l’onestà, vi hai messo capacità, segretario a cinquant’anni, se vieni messo fra i grandi è perché sei considerato fra i più meritevoli, per poterti ricordare. Sei sempre stato contro ogni imperialismo, eri per un socialismo in totale autonomia, e hai continuamente predicato per la democrazia, perché potesse trionfare in un giusto cammino.”!

Piazza San Giovanni accolse a stento una folla immensa che dopo quel trionfo elettorale non avrebbe mai voluto staccarsi dal suo leader.

 

Foto di apertura libera da wikipedia.org