“Uomini e donne di tutte le Nazioni, riconoscendo che il genere umano deve offrire al fanciullo quanto di meglio possiede, dichiarano ed accettano come loro dovere che, oltre e al di là di ogni considerazione di razza, nazionalità e credo:

  1. Al fanciullo si devono dare i mezzi necessari al suo normale sviluppo, sia materiale che spirituale.
  2. Il fanciullo che ha fame deve essere nutrito; il fanciullo malato deve essere curato; il fanciullo il cui sviluppo è arretrato deve essere aiutato; il fanciullo che delinque deve essere recuperato; l’orfano ed il trovatello devono essere ospitati e soccorsi.
  3. Il fanciullo deve essere il primo a ricevere assistenza in tempo di miseria.
  4. Il fanciullo deve essere messo nelle condizioni di guadagnarsi da vivere e deve essere protetto contro ogni forma di sfruttamento.
  5. Il fanciullo deve essere accudito nella consapevolezza che i suoi talenti vanno messi al servizio degli altri uomini.”

Questa è la prima Dichiarazione Internazionale dei diritti dell’infanzia, varata a Ginevra dalla Società delle Nazioni nel 1924. L’autrice del testo è una donna coraggiosa e lungimirante, Eglantyne Jebb, la fondatrice di Save the Children.

“Da oggi in poi – scrive Eglantyne quando la Dichiarazione viene approvata – dar da mangiare ad un bambino affamato o vestire un bambino ignudo non saranno più considerati un’opera di assistenza, ma un atto di giustizia”.

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Quella di Ginevra è una dichiarazione di principio, non contiene obblighi vincolanti per i Paesi, tuttavia segna una svolta culturale che, giustamente, la fondatrice di Save the Children mette in evidenza: il passaggio della tutela dell’infanzia dalla sfera assistenziale e caritatevole a quella dei diritti e della giustizia sociale. La Dichiarazione di Ginevra per la prima volta riconosce che tutti i bambini sono titolari di autonomi diritti, non sono proprietà dei loro genitori e nemmeno della loro nazione. Da allora fino ad oggi, il percorso dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è stato complesso e accidentato, fatto di grandi passi avanti e di tante battute di arresto.

Una pietra miliare in questo cammino è stata, nel 1989, l’approvazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la CRC – Convention on the Rights of the Child – che per la prima volta ha una natura giuridica vincolante e, pur riprendendo idealmente la prima Dichiarazione di Ginevra, impone un ulteriore cambio di prospettiva, riconoscendo ai bambini, alle bambine e agli adolescenti piena soggettività, il diritto di far sentire la propria voce e di partecipare attivamente alle scelte che li riguardano. L’affermazione dei diritti dell’infanzia non è dunque più un compito affidato esclusivamente agli adulti, ma gli stessi bambini e adolescenti devono esserne protagonisti.

In tutto il mondo il 20 novembre si celebra la Giornata dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, nella data in cui la CRC venne approvata dalle Nazioni Unite.

Un anniversario che non vuole essere solo commemorativo, ma un momento prezioso per fare il punto sulla condizione dei bambini, delle bambine e degli adolescenti, in Italia e nel mondo.

Questa analisi da molti anni in Italia è sostenuta da una rete, il Gruppo CRC, composto da più di 100 organizzazioni impegnate per la tutela dei diritti che realizza un monitoraggio indipendente sull’applicazione della Convenzione.

Anche quest’anno il Gruppo CRC richiama il nostro Paese a fare di più e meglio per concretizzare questi diritti, sulla base del 12° Rapporto di monitoraggio indipendente pubblicato nel 2022 (il testo è disponibile sul sito ).

Sempre in occasione della Giornata, Save the Children pubblica l’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia. Giunto alla sua tredicesima edizione, l’Atlante quest’anno è dedicato, in particolare, al diritto alla salute dei bambini, delle bambine e degli adolescenti nel nostro Paese.  Il servizio sanitario italiano è una eccellenza nelle cure materno infantili su scala mondiale, ma le disuguaglianze e la povertà – materiale ed educativa – incidono fortemente sullo stato di salute dei più piccoli. Quest’anno, inoltre, il lancio dell’Atlante coincide con l’avvio di un nuovo spazio web dedicato alla raccolta e alla diffusione costante di informazioni, dati, analisi e ricerche sull’infanzia e sull’adolescenza.

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Il quadro che queste e altre fonti di analisi ci consegnano sull’attuazione dei diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione è decisamente allarmante. Un dato per tutti è la crescita vertiginosa della povertà minorile assoluta in Italia che oggi colpisce quasi 1 milione e 400mila bambini e adolescenti. Se dall’Italia ci spostiamo sulla dimensione internazionale l’allarme è ancora più evidente, con la crescita del numero di bambini vittime di conflitti e la tragedia della siccità che si sta consumando nell’indifferenza di buona parte del mondo. In questo contesto, così critico, “celebrare” la Giornata dei diritti dell’infanzia potrebbe apparire un gesto ipocrita e fuori luogo. Per la distanza enorme che separa, nel nostro mondo, le dichiarazioni di principio da quello che sta avvenendo nella realtà dei fatti. Tuttavia, sarebbe un grave errore sottovalutare il peso della Convenzione, e resta fondamentale farla conoscere, a partire dalle scuole, per dare un nome ai diritti e per farli concretamente “camminare” nel mondo.

Come scriveva il giurista Stefano Rodotà, “I diritti parlano, sono lo specchio e la misura dell’ingiustizia e uno strumento per combatterla. Registrarne minutamente le violazioni non autorizza conclusioni liquidatorie. Solo perché sappiamo che vi è un diritto violato possiamo denunciarne la violazione, svelare l’ipocrisia di chi lo proclama sulla carta e lo nega nei fatti, far coincidere la negazione con l’oppressione, agire perché alle parole corrispondano le realizzazioni”.

L’auspicio è dunque che questa Giornata Internazionale possa aiutarci, in Italia e nel mondo, a rimettere al centro i diritti di ogni bambino, bambina e adolescente perché, citando ancora Eglantyne Jebb, “Ogni generazione di bambini offre all’umanità la possibilità di ricostruire il mondo dalla sue macerie”. 

 

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