La situazione carceraria italiana è sempre più grave, è un chiaro sintomo della inciviltà del nostro sistema a cui nessuno si dedica; Costituzione stracciata e umiliata.

L’ultimo rapporto di “Antigone“ e i dati del Ministero competente ci forniscono un quadro sempre più allarmante.  Celle senza acqua o docce, finestre schermate, colloqui con i familiari attraverso un vetro, 19.000 detenuti con meno di tre anni da scontare, celle senza acqua calda e a volte senza riscaldamento, wc a vista, un detenuto su quattro tossicodipendente, aumento di suicidi e atti di autolesionismo, un educatore per 100 detenuti, 18 processi per violenze e torture. In questa situazione la bozza di legge di Stabilità prevede tagli per 9.577.000 euro per il 2023, 15.437.000 per il 2024 e 10.968.000 per il 2025. Complimenti! E ne faranno le spese detenuti e polizia penitenziaria.

Molte volte in Senato sono intervento su questo drammatico tema, una per tutte:

È iscritto a parlare il senatore Battisti. Ne ha facoltà.

BATTISTI (Mar-DL-U). Signor Presidente, signor Ministro, abbiamo ascoltato la relazione orale e leggeremo poi quella scritta. Sono note, già prima di questo dibattito, le sue affermazioni sul sistema penitenziario italiano, dagli “hotel a quattro stelle” a quella secondo cui se ci sono circa 60.000 detenuti significa che “finalmente i detenuti sono in carcere”, e altre simili boutade ascoltate nel corso di questi anni. (Brusìo in Aula).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di attenuare il brusìo. Prosegua pure, senatore Battisti.

BATTISTI (Mar-DL-U)Boutade – tali le consideriamo – ascoltate nel corso di questi anni e che oggi lei ha, in sostanza, ripetuto nella sua relazione. Purtroppo, signor Ministro, sono noti però anche i dati, la situazione complessiva e i giudizi che si danno di quegli stessi dati.

Si è parlato di 60.000 detenuti, un terzo in più di quanti ne potrebbero ospitare i 207 penitenziari italiani: sei o sette persone per cella, con letti a castello che toccano il soffitto; malattie da Terzo mondo, come la TBC o la scabbia, rispettivamente al 57,5 per cento e al 66 per cento circa nelle carceri; crescita esponenziale dei suicidi in cella, in media 19 volte più che fuori.

Dall’inizio dell’anno al 26 dicembre vi sono stati 58 suicidi, due decessi per cause da accertate, due per malattia, due per overdose e un omicidio; non solo tra i detenuti, signor Ministro, ma anche tra gli agenti di custodia: due sono i casi nel 2000, nove nel 2004. Il 18,8 per cento delle celle è senza bagno; nel 18,4 per cento delle celle c’è luce anche di notte; c’è un educatore ogni 107 detenuti, un assistente sociale ogni 48, uno psicologo ogni 148.

Non sono certo meno allarmanti i dati sulla giustizia nel suo complesso, con un arretrato di quasi 6 milioni di giudizi penali che ha generato, nel corso del suo Governo, oltre un milione di prescrizioni: un’amnistia di fatto, concreta e di fatto. Peraltro, la ex Cirielli sta aggiungendo altri 20.000 detenuti che non sapremo dove mettere; il 36 per cento dei detenuti è in attesa di giudizio; gli stranieri sono il 39 per cento degli ingressi totali; 50.000 persone sono sottoposte a misure alternative; 80.000 persone attendono la decisione del giudice sulla possibilità di utilizzare l’alternativa al carcere.

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Mi chiedo come ha fatto ad affermare, dopo la relazione del procuratore generale dell’anno scorso di “vedere luci”, come ha fatto oggi ad avere e a darci una visione positiva della situazione. I giudizi e le valutazioni sono altrettanto pesanti, signor Ministro; non i nostri, ma quelli del commissario europeo per i diritti umani Alvaro Gil Robles, il quale ha espresso motivi di preoccupazione per le condizioni delle carceri, il cui degrado è ormai ai livelli massimi, poiché sottoposte alla pressione del continuo aumento del numero dei detenuti. Non meno preoccupate sono le considerazioni del Commissario sulla giustizia minorile sul sistema psichiatrico e sui centri di permanenza temporanea.

Lei ha parlato di una nuova immagine dell’Italia anche in Europa. Ebbene, il Commissario ha detto che l’Italia contribuisce notevolmente a determinare il sovraccarico di lavoro della Corte europea dei diritti dell’uomo, è il quinto Stato per il numero di ricorsi innanzi alla Corte ed il primo in termini di condanne, è il Paese che registra il maggior numero di mancate esecuzioni delle sentenze, per lo più per la durata eccessiva dei suoi processi.

I tre quarti dei problemi legati all’esecuzione restano irrisolti più di tre anni dopo essere stati presentati dal Comitato dei ministri ed è certo – e si riferisce al suo Governo, signor Ministro – che le autorità italiane dovrebbero essere incoraggiate a cooperare con maggiore tempestività.

Altro motivo di preoccupazione, come ricorda spesso il Commissario, sono le condizioni delle carceri, il cui degrado è più rapido della loro ristrutturazione e che sono sottoposte ad un continuo aumento del numero dei detenuti.

Lei oggi, signor Ministro, ci avrebbe dovuto dire – ma non lo ha fatto – che cosa ha fatto e soprattutto che cosa farà, che cosa risponderà alle conclusioni ed alle raccomandazioni dell’Europa (non ho qui il tempo di leggerle, ma sono ben 21) nei confronti dell’Italia.

Signor Ministro, mi dispiace, ma di fronte alla sua visione dobbiamo prendere atto che il suo operato è stato disastroso e che la situazione penitenziaria italiana è pressoché allo stremo. Lei avrebbe il dovere di prenderne atto e di indicare i possibili rimedi, cosa che non ha fatto. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-Un).

Gherardo Colombo 2014 di Stefano Bolognini

Questo nel 2006 ma la situazione è solo ulteriormente peggiorata proprio mentre, fuori del Parlamento si discute con ragionevolezza e senso della realtà del sistema penitenziario; da ultimo l’ex magistrato Colombo nel suo ultimo libro che ipotizza l’eliminazione del carcere così come concepito ora, limitandolo alle sole persone pericolose per la comunità, dichiarando apertamente l’inutilità del carcere.

E nei Paesi Bassi chiudono progressivamente gli istituti carcerari e la loro sostituzione con strutture civili simili alle comunità di recupero con ottimi effetti sul recupero sociale dei detenuti e della diminuzione della recidiva.

Ma nell’epoca dei like, degli algoritmi e della ricerca spasmodica della popolarità il tema carcere è ai margini.

In tema di sistema penitenziario possiamo solo prendere atto che la nostra Costituzione non esiste più; ci rimane solo alzare la voce su questo nostro giornale libero e indipendente.

 

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