Uno stretto collaboratore del Presidente della Regione Lazio, che non è d’accordo con la verità giudiziaria sulla Strage di Bologna, è stato definito “negazionista”.

Cerchiamo per favore di utilizzare i termini in modo appropriato, soprattutto quando ci inoltriamo in territori che riguardano atrocità come quelle che furono perpetrate nei confronti degli ebrei, ma non solo, da parte dei nazisti. Parlare di negazionismo riguardo una sentenza è, di per sé, pericoloso: una sentenza deve basarsi solo sulla verità e, per definizione, non può essere influenzata da ideologie.

Per la stima che ho avuto nei confronti del Presidente Cossiga, persona molto vicina ai Servizi e quindi molto “ben informata” , e per altri motivi, pur rispettando la Sentenza, mi sono fatto persuaso che la strage di Bologna non sia stata perpetrata dai neofascisti.

Bologna, stazione Centrale, 2 agosto 1980 – Foto pubblico dominio da wikipedia.org

Le persone condannate per la strage di Bologna erano, e rimangono, feccia dell’umanità, gente che dovrebbe marcire in galera (anche se temo che siano attualmente in libertà) e ciò non significa che, tra i tanti enormi atroci delitti per i quali sono stati condannati, ci debba necessariamente essere anche la strage di Bologna. Ovviamente stessa considerazione per coloro che effettivamente hanno effettuato la Strage di Bologna, siano essi i fascisti condannati o meno. E non c’è niente di peggio del fascismo degli antifascisti, frase nota ma molto spesso dimenticata di Pier Paolo Pasolini che dimostra la grandezza di questo uomo, la cui contrarietà al fascismo non credo possa essere messa in discussione.

 

Io appartengo ad una generazione che, da giovane, quando prendeva la parola in certi contesti, aveva l’obbligo di premettere una frase obbligatoria “premetto che sono antifascista“. Io fascista non lo sono mai stato, né mai lo sarò, ma se permetti appunto per il fatto di non essere fascista, non sopporto l’imposizione di dichiarare un qualche cosa, qualsiasi cosa. Credo che una persona non si distingua per quello che “non” è, ma per quello che è. Insomma io non sono fascista, ho una pessima considerazione del fascismo, ma appunto per questo non sono “antifascista”. “Antifascismo” è un termine che negli anni ‘70 aveva completamente snaturato il suo significato letterale ed era diventato paradossalmente una forma essa stessa di fascismo.

Non dichiararsi esplicitamente antifascista, significava automaticamente essere fascisti, ma conferendo a questo un significato completamente diverso: io sono comunista e chi la pensa in modo diverso è “fascista”

L’antifascista che io ricordo era soltanto uno sfigato, ingenuo, stupido o in malafede. Parole eccessive ? Può essere , ma, a parte “sfigato” che ho aggiunto io, me ne sono appropriato, anche se entusiasticamente : sono ancora di Pierpaolo Pasolini che ha scritto un libro che si chiama “IL FASCISMO DELL’ANTIFASCISMO” Editore Garzanti. Su Amazon lo trovate a quattro soldi: compratelo. E soprattutto leggetelo.

Pasolini vi spiegherà, meglio di quanto non possa fare io, che gli “antifascisti” , come tutti coloro che non sono in grado di ragionare con il proprio cervello, si aggrappavano ad una retorica.

Una retorica che definiva la loro appartenenza ad un gruppo: dentro il gruppo ci si fomentava l’un l’altro: “tu hai ragione!” “noi siamo meglio”. Fuori di questo gruppo c’erano i fascisti, solo fascisti, tutti fascisti. Anche se indossavi giacca e cravatta eri fascista, anche se abitavi in una zona diversa dalla loro, se non avevi il taglio di capelli come loro, eri “fascista”.

Recentemente ho scoperto che il termine “antifascista” in realtà è nato negli anni ‘70, cioè creato da persone che, come me, il fascismo lo avevano vissuto in fotografia e nei racconti. Negli anni ‘40, ‘50, ‘60 in cui effettivamente il rischio del ritorno del fascismo, in senso letterale, era realistico, il termine antifascista non esisteva. Curioso no?

Quello che è successo con l’opinione del capo ufficio stampa della regione Lazio è esattamente questo: tu hai il diritto di avere un’opinione sulla colpevolezza di Parolisi o della Franzoni, ma se tu esprimi un’opinione diversa dalla verità giudiziaria riguardo un crimine per il quale sono stati condannati dei fascisti, commetti un “atto politico”, non stai dicendo che semplicemente non sono stati loro, stai negando l’esistenza stessa del terrorismo fascista.

C’è anche qualcuno che ha preteso dalla Meloni di dichiararsi antifascista.

Pierpaolo quanto ci manchi! (Letizia non ti fare illusioni)

Foto di apertura pubblico dominio da wikipedia.org