Era questo lo slogan dei ragazzi francesi del Maggio 1968, e nonostante come sia andata a finire, quegli anni hanno significato sicuramente un giro di boa nella storia. Allora la bandiera era il comunismo, se non addirittura il Libretto Rosso di Mao. Poco importa perché si trattava soprattutto di una grande reazione di insofferenza verso una società vecchia e conservatrice, già preda di un capitalismo di sfruttamento e discriminazione.

Ragazza hippy fotografata in piazza di Spagna (1970)

In America i giovani si ribellavano alla guerra in Vietnam: gli Hippies, “mettete dei fiori nei vostri cannoni”, Dylan, Joan Baez e tanti altri. Oggi la miccia è stata accesa, prima da un cambiamento climatico negato o volontariamente ignorato, la diseguaglianza crescente tra gli esseri umani e infine prima la guerra in Ucraina e poi quella fra Israele e Palestina.

Sono felice di queste rivolte dei giovani un po’ in tutto il mondo occidentale, dalla Università di Columbia e molte altre  università americane, fino alla francese Sciences Po. Vorrei essere chiaro: quello che sta succedendo al disastro del nostro mondo, siccità, alluvioni, incendi e tutto quello che ne consegue, sono soltanto l’innesco di una reazione giovanile che forse sta finalmente arrivando.

Allo stesso modo le occupazioni delle università trovano nel massacro dei palestinesi un altro straordinario motivo di insofferenza verso un mondo di discriminazione, sopraffazione, violenza e logica del denaro e del potere. Le ribellioni giovanili, quelle di ieri e quelle di oggi, sono state sempre guidate da chiare visioni, obiettivi definiti e metodi di protesta legali ed accettabili? Non è mai stato così. Ho spesso partecipato alle riunioni dei giovani di Ultima Generazione, le cui forme di disobbedienza civile sono ben diverse da quelle del ’68: non compaiono né espropri proletari, né terrorismo o il ricorso alla P38. C’è confusione tra il governo violento e vendicativo di Nethanyau e un crescente antisemitismo? Certo i due piani si confondono, e  i soliti cattivi maestri soffiano sulle vecchie teorie dell’antisemitismo, delle religioni e delle identità. Però non bisogna dimenticare che gli uomini di Hamas sono terroristi, e anche se i fatti del 7 ottobre ci hanno fatto orrore, i metodi dei terroristi sono sempre gli stessi, contro gli innocenti e gli indifesi. Invece la reazione dell’unico stato democratico del Medio oriente – nato dalle teorie socialiste, inventate da ebrei –  produce molta più meraviglia. Ormai la violentissima azione del governo israeliano appare sempre più una vendetta, ben oltre la ricerca e la punizione di assassini. Le speculazioni geopolitiche di politici e giornalisti, spesso ignoranti o di parte, le lascio ai teatrini dei talk show.

Mi interessa e mi entusiasma la rivolta dei giovani che finalmente vogliono un cambiamento in un mondo, non solo ripercorso da guerre ed orrori che investono come al solito i più deboli, ma anche e soprattutto da una assenza di futuro. Di quel futuro da esseri  umani fatto di democrazia e diritti oggi a rischio, non solo per colpa di Putin e di Xi Jinping, ma di multinazionali del web, dei farmaci e del cibo che non hanno alcun freno e che hanno costretto la politica di un mondo democratico ad una triste subordinazione.

E sono anche felicissimo della repressione del governo americano e di quello francese, perché la repressione, soprattutto nelle università, ha spesso rafforzato la rivolta. Provo invece forte sdegno per professori ed intellettuali che hanno rinunciato ad insegnare ai giovani il pensiero critico. Gilles Kepel, un grande intellettuale francese, ci dice che la rinunzia degli intellettuali e dei professori al Magistere, e cioè all’insegnamento dell’ascolto di tutte le posizioni e di tutte le voci, è grave quasi quanto gli orrori e le guerre cui stiamo assistendo. È vero che molto spesso gli intellettuali e i pensatori si sono allineati al potere per conservare posizione e denaro: persino Seneca ha scritto dei pamphlet per non dispiacere all’imperatore. Riusciranno questi giovani della generazione Zeta a migliorare questo mondo da una fase di decadenza che sembra irreversibile? Nessuno lo sa. Moltissimi sono i modi di una resistenza non violenta e forse l’esempio di quegli irlandesi che contrastavano un prepotente inglese il signor Boycott, non andando a fare acquisti presso di lui,  potrebbe costituire ancora un ottimo strumento di ribellione. Però l’intelligenza artificiale può aprire scenari ancora più orrendi e imprevedibili, perché potrebbe colpire le menti come mai si era potuto fare prima (vedi il saggio di Kate Crawford “Né intelligente, né artificiale”) .

Se potessi vorrei concludere pubblicando, uno accanto all’altra, le fotografie di Biden e di De Gaulle, ambedue stanno reprimendo o hanno represso le proteste dei giovani, però il generale francese è il campione  della lotta vittoriosa per la libertà del suo paese e del mondo libero, mentre l’altro è l’espressione della decadenza dell’occidente democratico, che ha perso la sua strada.

 

L’autore dichiara a difesa del suo onore e della sua responsabilità, che tutto quanto scrive dipende esclusivamente dalla sua modesta esperienza e cultura e che non si è servito, né si servirà mai in futuro, di ChatGPT o altri strumenti di intelligenza artificiale per le sue ricerche e i suoi scritti.