In questo ultimo anno, che ha cambiato la vita di tutti noi, sottoponendo tutte le filiere produttive a cambiamenti che non avremmo mai immaginato, abbiamo voluto ascoltare un settore di grande importanza, a nostro avviso: il mondo della scuola inteso come insegnanti e studenti. Ci siamo chiesti come hanno vissuto tali cambiamenti, cosa questa pandemia ha cambiato nella quotidianità delle loro vite, professionali e di relazioni umane.

Quello che segue è il contributo di un Istituto Tecnico Commerciale di Padova, un insegnante, la Prof.ssa Maria Francesca Guiso, docente di Diritto ITC “Calvi” di Padova e a seguire, nell’ordine,  due studenti, Elena Bagarello e Alessandro Corsatto,  classe VCI ITC “Calvi” di Padova.

La didattica a distanza quanto ha cambiato il suo sistema di insegnamento, quanto ha facilitato o meno il passaggio delle informazioni e delle tematiche della sua materia ai giovani?

Didattica a distanza versus didattica in presenza? Una sfida senza vincitori né vinti dettata da un’emergenza imprevista e imprevedibile. Parto da un presupposto universale e inconfutabile:  la scuola è  il luogo di apprendimento  dei saperi delle singole discipline, è l’ istituzione dove si sperimentano regole e relazioni sociali che rendono le persone Donne e Uomini, è quella  comunità   che  “addestra” alla acquisizione dello status di cittadini attivi, consapevoli, responsabili, orgogliosi di contribuire alla costruzione di una società civile e solidale. La mia pregressa esperienza di docente in classi con sperimentazione digitale, mi ha insegnato che le tecnologie  oggi sono parte integrante della quotidianità in tutti i contesti in cui viviamo, scuola compresa:  conoscerle e saperle utilizzare bene   anche a scuola rappresenta una opportunità sia per rendere la didattica più  innovativa, accattivante  ed efficace, sia per consentire agli   alunni di essere attori e non solo spettatori, capaci di sperimentarsi  collaborando, di progettare risolvendo problemi, di comunicare anche in modo creativo,  di consentire l’organizzazione di  percorsi personalizzati. Cosa cambia a distanza? Di diverso c’è che la tecnologia non è più a supporto della scuola, che è positivo, ma si sostituisce ad essa, che è invece negativo e che richiede un forte impegno in più sia da parte dei docenti che degli studenti. La dad è sicuramente meglio di niente, la risposta ad una emergenza, la soluzione a una situazione che sappiamo essere provvisoria, e che presenta pregi e difetti. Dal punto di vista della didattica, è impensabile cercare di riprodurre una lezione come quella in presenza ma, grazie all’uso delle tecnologie, è possibile trovare il modo di coinvolgere gli studenti in un processo di apprendimento comunque efficace e coinvolgente. In particolare, grazie alle piattaforme didattiche, è sempre possibile condividere materiali, confrontarsi, studiare e approfondire gli argomenti assegnati, utilizzare e produrre elaborati digitali raccontandoli anche in modo creativo.

Ha trovato difficoltà nel passare dalla gestione di 20 ragazzi in una classe a un contatto a distanza attraverso uno schermo di un computer?

Innegabili le criticità difficili da gestire e da tenere sotto controllo a distanza: la  prima riguarda i ragazzi in difficoltà, quelli più introversi,  che avevano bisogno di essere sollecitati spesso anche in presenza, normalmente quelli meno autonomi; questi potrebbero impegnarsi ancora meno, incapaci di gestire il proprio tempo divenuto per loro lento e vuoto, come si evince dai loro silenzi e dai ritardi o dalla mancata consegna delle richieste. Il secondo problema, indipendente dalla volontà degli studenti e che li penalizza molto, riguarda per alcuni  l’impossibilità di un  accesso adeguato alle tecnologie, come un wifi instabile,  fino alla carenza  di  spazi confortevoli dentro casa. Un’altra  considerazione attiene alla assenza in DAD di quelle  relazioni, cui siamo abituati e umanamente intessuti, fatte  di sguardi che trasmettono emozioni,    di gesti più loquaci di mille parole, di racconti a più voci, di confronto costante e rassicurante capace di infondere fiducia. A distanza, purtroppo, si può perdere  il senso di appartenenza ad una comunità.

Ritiene che la valutazione finale, ma anche quotidiana, delle singole prove, della conoscenza della materia da lei trattata, abbia la stessa valenza della didattica in presenza come fino ad un anno fa ?

Anche per quanto attiene alla valutazione dello studente è impensabile di poter utilizzare le stesse modalità di cui ci si avvale in presenza. I tradizionali strumenti di verifica, quali prove scritte e interrogazioni orali, sono stati sostituiti da test somministrati su  apposite app;  nella valutazione complessiva  si aggiungono  altri elementi quali la puntualità, la costanza  e l’impegno nel corso del collegamento, la completezza dei lavori assegnati e qualità degli apporti personali sulla piattaforma,  gli  interventi spontanei e costruttivi.   Il rischio delle prove a distanza è  che più di una volta queste incentivano i furbi a diventare più furbi, con conseguente demotivazione di chi si è sempre distinto per serietà e coerenza.

 Quanto a suo avviso riesce a recepire della sua materia, a farla propria, uno studente con la didattica a distanza rispetto a quella in presenza?

Il mio impegno è stato quello di cercare di trasformare le difficoltà in opportunità attraverso attività alternative che vedessero gli studenti il più possibile artefici del proprio percorso formativo: un esempio la richiesta di produzione di documenti/materiali didattici condivisi con il gruppo classe in piattaforma, che comunque richiedono un lavoro di ricerca, di studio, di approfondimento, di rielaborazione personale. La risposta è stata complessivamente positiva anche se l’impegno profuso dagli studenti non è stato lo stesso per tutti. Resto  convinta che i risultati della fatica di uno studio serio in dad supportato dalla acquisizione intelligente di  nuove conoscenze informatiche,  saranno spendibili con grande soddisfazione in un futuro prossimo di didattica esclusivamente in presenza.

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Come hai vissuto la DAD, cosa ti è cambiato nella quotidianità dei contatti umani?

Se dovessimo dare una risposta secca a questa domanda, la risposta sarebbe “tutto”. Nella vita quotidiana la DAD ha cambiato qualsiasi cosa. Quando si parla di contatti umani a scuola, non si parla solo della semplice lezione in presenza che ti permette di far domande se qualcosa non ti è chiaro. È ben di più: la chiacchierata con gli amici alla fermata dell’autobus, le conversazioni con i compagni di scuola prima di iniziare la lezione, le parole con i professori, le chiacchierate e i momenti di confronto con i compagni di classe a merenda o al cambio dell’ora. Da un giorno all’altro tutto questo non c’è più stato e dall’oggi al domani, ci siamo resi conto di quanto fortunati eravamo prima che tutto ciò accadesse. Da un momento all’altro l’unico modo per sentirsi con gli amici erano le video-chiamate che con il passare dei mesi sono diventate parte integrante della routine settimanale. Purtroppo, però, la DAD mi ha fatto anche capire che tra le varie persone con cui ci si rapporta quotidianamente, c’è chi ci tiene veramente a te e chi invece può farne anche a meno, restando anche settimane senza farsi sentire. È stata pura consapevolezza. Inizialmente, con il primo lockdown, tutto era diventato “automatico” e guardare i compagni dallo schermo del pc era diventata una vera e propria abitudine. Quando poi venne inserita la DAD al 50% sembrava un vero miracolo. Vedere i compagni e i professori, seppur per due o tre volte a settimana, almeno ci dava la certezza che dietro a quei quadratini sullo schermo, c’erano i compagni e i professori, quelli veri, quelli con cui parlavi e ridevi ogni giorno fino a poco tempo fa. 

In assenza di contatti quotidiani con i tuoi compagni di scuola e con i tuoi professori, hai mantenuto rapporti con loro al di fuori dell’orario normale di insegnamento e di frequentazione

Mentre con i professori i rapporti sono sempre rimasti nell’ambito dell’insegnamento e non sono cambiati, per me con i compagni non tutto è rimasto invariato. A dire la verità, nei primi mesi di lockdown ho perso un po’ i contatti con loro e, solo con pochi, il rapporto è rimasto inalterato. La situazione era strana e pesante perché alcuni giorni non avevo voglia di sentire le persone, mentre altre volte mi sentivo sola ed ero io stessa a cercare contatti sociali, magari con un semplice messaggio o una chiamata. Dopo essere rientrati, invece, a settembre, la situazione è cambiata. La voglia di tornare come una volta era tanta e i rapporti con i compagni si sono ricostruiti, forse quasi più forti di prima. Il fatto di vedere i compagni anche solo due o tre volte a settimana dava speranza e per la prima volta, dal mio punto di vista, la voglia di tornare a scuola e la ricerca della normalità si sono fatte sentire più forte che mai. 

L’insegnamento a distanza, dietro uno schermo di un computer, riesce a darti la stessa preparazione e tranquillità di formazione culturale rispetto alla didattica in presenza.

Niente supererà mai l’efficacia di una lezione faccia a faccia con il professore, in cui è possibile porre domande senza esitazioni e senza problemi di audio o connessione. A mio avviso, però, ci sarebbero alcune precisazioni da fare. Dalla mia esperienza, posso dire che, anche in DAD, è stato possibile portare a termine un intero programma scolastico discretamente eseguito, seppur in presenza molti argomenti potrebbero essere stati maggiormente approfonditi. Tutti sono consapevoli del fatto che a casa ci siano più fonti di distrazione, ma spetta a ciascuno di noi prendersi le proprie responsabilità ed affrontare la scuola con serietà. Un altro aspetto che secondo me andrebbe sottolineato sta nel fatto che, per le lezioni che consistono in una semplice spiegazione frontale del professore, la DAD non ha rappresentato un vero e proprio limite. Lo è stato invece, per tutte quelle materie più pratiche come, nel mio caso, matematica ed economia aziendale, in cui la lezione in DAD risulta poco producente. Potremmo, quindi, considerare la pandemia come un modo che, purtroppo, ci ha permesso di conoscere e imparare una modalità nuova di far scuola e che in futuro, magari anche dopo il miglioramento della situazione attuale, potrà essere ugualmente tenuta in considerazione, riuscendo, così, ad optare per una didattica mista che vada incontro a più esigenze.

 Le ore di insegnamento attraverso la DAD riescono poi a permetterti di studiare in autonomia in maniera soddisfacente e soprattutto lo fai?

 A mio avviso, se dal punto di vista umano e sociale la DAD ha creato moltissimi disagi, dal punto di vista dello studio ci ha dato la possibilità di eliminare i cosiddetti “tempi morti”, soprattutto per quanto riguarda il trasporto. A seconda della personalità e degli impegni di uno studente, le lezioni in DAD hanno dato la possibilità di svegliarsi più tardi la mattina oppure hanno permesso anche di svegliarsi presto per riuscire a ripassare, a portarsi avanti con le cose da fare, Dopo aver capito il meccanismo della DAD, devo dire di essermi abituata abbastanza velocemente ai ritmi, riuscendo a organizzarmi bene le giornate e riuscendo ad avere risultati anche migliori rispetto agli anni scorsi. La DAD, a mio parere, ci ha fatto diventare più responsabili in quanto l’impegno, l’ascolto e la partecipazione hanno cominciato a dipendere da noi studenti in modo assoluto.

Come hai vissuto la DAD, cosa ti è cambiato nella quotidianità dei contatti umani?

Sicuramente il cambio dalla scuola in presenza alla DAD non è stato semplice all’inizio, visto che noi ragazzi, così come i nostri professori, abbiamo dovuto imparare ad utilizzare nuove applicazioni e ad adattarci ad esse per poter andare avanti con quello che era il nostro percorso. In più, non è stato semplice essere in classe “da soli”, poiché ognuno era a casa sua, quindi son mancate molto tutte quelle cose che si fanno in classe assieme e che purtroppo ancor oggi sembrano distanti. Dal punto di vista della quotidianità, non è cambiato moltissimo, visto che la mattinata la si passava ad ascoltare i professori, anche se con un’altra metodologia, e il pomeriggio a fare i compiti, un po’ come da abitudine.

In assenza di contatti quotidiani con i tuoi compagni di scuola e con i tuoi professori, hai mantenuto rapporti con loro al di fuori dell’orario normale di insegnamento e di frequentazione?

Assolutamente si, visto che in un momento così complicato come quello che si stava vivendo l’anno scorso, era impensabile poter andare avanti completamente da soli. Personalmente parlando, con alcuni miei compagni di classe, questa situazione ha aiutato a stringere rapporti più stretti, visto che oltre a fare le lezioni assieme, ci si sentiva al pomeriggio per poter studiare e poi si organizzavano meeting per allenarsi, visto che anche dal punto di visto sportivo eravamo fermi. Per quanto riguarda il rapporto con i professori, c’era una comunicazione differente, nel senso che si potevano chiedere cose al posto di dire “la prossima volta glielo chiedo”, quindi anche con loro penso si sia creato un rapporto più diretto, ovviamente con qualcuno di più, mentre con altri di meno, che poi ha portato a una strana felicità di rivedersi finalmente in presenza all’inizio dell’anno scolastico in corso.

L’insegnamento a distanza, dietro uno schermo di un computer, riesce a darti la stessa preparazione e tranquillità di formazione culturale rispetto alla didattica in presenza?

Inizialmente no, visto che era totalmente un modo nuovo di fare scuola, e dunque bisognava adattarsi; infatti, soprattutto nel primo periodo e per determinate materie, ci son state delle ricadute che forse in presenza non avrei visto; dopo un po’, col passare del tempo, le cose si sono sistemate e ci siamo adattati anche a quelle che erano le nuove richieste dei professori, e i risultati alla fine si son visti.

Le ore di insegnamento attraverso la DAD riescono poi a permetterti di studiare in autonomia in maniera soddisfacente e soprattutto lo fai?

Fortunatamente son sempre stato abituato a studiare in modo autonomo, quindi da questo punto di vista non ne ho risentito troppo: l’ho sempre fatto e ho continuato a farlo, anche se comunque, oltre allo studio autonomo, ci son state più possibilità di confronto coi miei compagni prima di qualche test o interrogazione per ripassare assieme quello che si aveva già studiato in autonomia e per confrontarsi; in un certo senso, c’era molto spirito di cooperazione rispetto al solito, probabilmente perché per la mancanza che si sentiva tra di noi, si cercava di trovarsi di più al pomeriggio per stare assieme come si poteva.

 

 

 Foto di apertura Foto di Gerd Altmann da Pixabay