Con un discorso ispirato e di largo respiro Emmanuel Macron nella sua qualità di Presidente di turno della UE ha illustrato le linee portanti per il progetto della nuova Europa tracciando un percorso che dalla guerra in Ucraina porta alla riforma dei Trattati attraverso la convocazione di una apposita Convenzione come previsto dall’art.48 del TUE.

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Macron propone la creazione di una “Comunità politica europea” per associare i Paesi che vogliono aderire alla Ue (Ucraina, Moldavia, Georgia, Balcani occidentali, ma anche il Regno Unito che ne è uscito). Un’idea che riecheggia quella della Confederazione europea proposta a suo tempo da Mitterand e in qualche modo quella della “Casa Comune europea” lanciata da Gorbaciov nel 1988 alla vigilia della caduta del Muro di Berlino. Se non ci fosse la guerra Macron avrebbe potuto rispolverare addirittura l’idea di De Gaulle di un’Europa dall’Atlantico agli Urali o quella più recente di Prodi da Lisbona a Vladivostok. E in effetti Macron lascia la porta aperta per un rinnovato rapporto con la Russia affermando che l’Europa non dovrà mai cedere «alla tentazione né all’umiliazione né allo spirito di vendetta». Un discorso quello di Macron di fiducia e speranza che nei toni e nei contenuti si contrappone alle parole di guerra e alle accuse all’Occidente lanciate da Putin nello stesso giorno dalla Piazza Rossa.

Macron lancia in altri termini l’idea di un’Europa a più velocità o a cerchi concentrici che non sia più paralizzata dai veti e controveti e si apra quindi al voto a maggioranza.

La difesa comune, la solidarietà sociale, la crescita, i cambiamenti climatici, lo sviluppo tecnologico, l’indipendenza energetica sono gli altri assi portanti del suo intervento a Strasburgo lungamente applaudito da un Parlamento al gran completo.

Ma il cammino si annuncia non facile. Un gruppo di 13 Paesi in sostanza oltre alla Polonia i “piccoli” (Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lituania, Lettonia, Malta, Romania, Svezia e Slovenia) hanno infatti subito reagito sottoscrivendo un non -paper con il quale si afferma che la revisione dei Trattati sarebbe sconsiderata e prematura. Una presa di posizione che potrebbe spingere i Paesi che vogliono più integrazione a andare avanti «avec ceux d’entre nous qui le voudront» come ebbe a dire Mitterand alla vigilia del Consiglio Europeo di Fontainebleau che lanciò la prima grande riforma della UE con l’Atto Unico.

La riforma dei Trattati è divenuta ormai ineludibile. L’Europa deve acquisire la sua piena autonomia in alcune politiche fondamentali. Trovare un accordo su tali politiche comuni quali l’energia, la difesa pur complementare alla NATO, la politica fiscale e di bilancio, la sanità ed altri settori strategici renderà più facile procedere alla riforma dei Trattati.

Sarà pertanto necessaria una forte sensibilizzazione della opinione pubblica europea in occasione ad esempio delle prossime elezioni del Parlamento europeo. Spetterà infatti a questa Istituzione soprattutto prendere una forte iniziativa politica dichiarandosi ad esempio Assemblea Costituente. Sarebbe un gesto simbolico ma carico di una valenza politica e mediatica dirompente che potrebbe imprimere una svolta significativa al tanto auspicato processo di integrazione europea.

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