Gancia: Europa patria della libertà

 

Il 9 maggio è il giorno della festa dell’Europa. Il 9 maggio del 1959 Robert Schuman, allora Ministro degli Esteri francese, pronunciò un discorso che passò alla storia come la “dichiarazione Schuman”, e che da allora fu considerato la pietra miliare dell’integrazione europea. Il 9 maggio è una data importante anche per un altro motivo: la Russia celebra la vittoria della Grande Guerra patriottica, quella dell’Unione Sovietica contro il nazismo durante il secondo conflitto mondiale.

A Strasburgo, città simbolo della pacificazione europea e sede del Parlamento europeo, è il giorno dei discorsi e musica. A Mosca, sfilano soldati e armi, mentre la guerra di Putin in Ucraina va avanti ormai da 74 giorni.

In un contesto tanto drammatico ci chiediamo, allora, che significato abbia questa Festa dell’Europa. Ebbene, io credo che oggi la classe politica europea sia chiamata a mostrare la superiorità del modello delle democrazie liberali.

Mentre a Mosca è il 9 maggio della propaganda e del revisionismo storico che oggi versa sangue in Ucraina, a Strasburgo deve essere il 9 maggio dell’affermazione delle democrazie liberali. La democrazia liberale vive di un equilibrio fragile, che si fonda sulla difesa dello Stato di diritto, sulla trasparenza delle elezioni, sulla libertà di stampa e di opinioni. Valori che oggi sono negati nella Russia autocratica di Putin e che, in Europa, qualcuno comincia a mettere in discussione.

La Conferenza sul Futuro dell’Europa è stato un primo esperimento di democrazia partecipativa transnazionale ed europea, un primo passo verso una riforma dell’Unione europea in senso federale e più partecipativo. Delle 49 proposte emerse, che riflettono il lavoro dei cittadini durato più mesi, sicuramente una menzione speciale merita la questione della maggioranza qualificata in politica estera e in materia fiscale. Il veto del premier ungherese, Viktor Orbán, che paralizza l’adozione del sesto pacchetto di sanzioni dell’Unione europea contro la Russia, riporta il tema dell’unanimità al centro dell’agenda.

Se c’è un insegnamento che da quel 9 maggio del 1959 noi tutti dovremmo aver tratto dalla storia, è che l’integrazione europea non è un processo monolitico uniforme, ma un “moto ondoso”, che avanza e che si ritrae, e che nel suo cammino riscontra momenti di accelerazione e di rallentamento. Ecco, io vorrei che sulla strada verso un’Europa più integrata, e quindi più forte e autonoma, ci sia maggiore consapevolezza di questo aspetto.

Jean Monnet diceva: “I popoli non cambiano se non per necessità, e ne vedono il bisogno solo in tempi di crisi”. Dopo la pandemia, questa crisi bellica ci ha mostrato quanto incompleto sia ancora il progetto europeo. Come europei, sediamo sulle spalle dei giganti, i nostri Padri Fondatori. Oggi, dobbiamo riscoprire quello spirito originario e quell’ambizione contenuta nella Dichiarazione Schuman ed essere noi stessi protagonisti del cambiamento che vogliamo vedere.

Viva l’Europa!

Gianna Gancia, europarlamentare della Lega