«L’ortodossia consiste nel non pensare, nel non aver bisogno di pensare. L’ortodossia è inconsapevolezza.»

George Orwell esprime così in 1984 l’essenza di una società governata dal Partito, con a capo il Grande Fratello, personaggio rappresentato nei manifesti da un’unica figura che sintetizza le fisionomie di Hitler e Stalin, ma che nessuno ha mai visto e che veglia sul pensiero unico e sull’omologazione delle masse.

Questo ordinamento totalitario nel libro di Orwell – che riecheggia Il padrone del mondo di Robert Hugh Benson – non appartiene solo all’Oceania, una delle tre superpotenze nate alla fine del terzo conflitto mondiale, ma viene condiviso anche da Eurasia ed Estasia, la contrapposizione dei tre superstati è quindi soltanto apparente e cela il vero scopo comune di mantenere il controllo sociale.

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Un futuro distopico, quello di una società massimamente indesiderabile e senza libertà, nella quale «la menzogna diventa verità e passa alla storia», che si contrappone alla visione positiva di san Tommaso Moro nella sua Utopia di uno Stato perfetto, libero e in pace, retto da un ordinamento giusto nel quale la proprietà è in comune, il commercio non esiste e il lavoro per la produzione dei soli beni necessari al consumo lascia spazio allo studio e al riposo.

L’immagine di un mondo tirannico che emerge da un futuro post-apocalittico devastante ha popolato molto della letteratura, del fantasy e della cinematografia contemporanee: solo per fare alcuni esempi citiamo Il tallone di ferro di Jack London, Il mondo nuovo di Aldous Huxley, Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, The Stand di Stephen King in letteratura, Metropolis, Matrix, Blade Runner, Hunger Games, Divergent, Maze Runner, V per Vendetta, anch’essi spesso rielaborazioni cinematografiche di romanzi o comics di fantascienza distopica.

«Ma un giorno dovrò spiegare i miei incubi. Perché sono venuti. E perché non se ne andranno mai del tutto. Dirò loro come li supero. Dirò loro che, nelle mattine brutte, mi sembra impossibile trarre piacere da qualcosa perché temo che possano portarmelo via. E che in quei momenti faccio mentalmente un elenco di ogni atto di bontà che ho visto fare. È come un gioco. Ripetitivo. Persino un po’ noioso dopo più di vent’anni. Ma esistono giochi peggiori a cui giocare!» confessa Katniss Everdeen, la protagonista di Hunger Games.

Se in 1984 non vi è via d’uscita per il genere umano, nella finzione cinematografica il lieto fine è spesso d’obbligo, ma la sostanza di queste narrazioni sembra coincidere con la proiezione inconscia della sottile angoscia che attraversa il mondo odierno, la concezione della società e del suo rapporto con la libertà e il potere, tanto che ci chiediamo: non dovremmo forse prendere in seria considerazione questo messaggio ripetuto?

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Ancora Jack London nel racconto fantapolitico del 1914 L’inaudita invasione racconta di un attacco con armi biologiche portato dalle nazioni occidentali contro la Cina, ormai una superpotenza con mire egemoniche mondiali. Non contento, lo scrittore, nel romanzo La peste scarlatta del 1915, descrive una pandemia che nel 2013 annienta una popolazione mondiale di quasi 8 miliardi di persone.

Per lo scienziato italo-americano Joseph Tritto, autore del recentissimo Cina Covid-19. La chimera che ha cambiato il mondo, il coronavirus non è presente in natura, ma è un prodotto uscito accidentalmente da un laboratorio di Wuhan, un dato via via condiviso da una platea sempre più ampia di osservatori scientifici e governi (negli Stati Uniti dallo stesso consulente presidenziale Anthony Fauci). Sia come sia, in conclusione del suo studio Tritto, a fronte dell’utilizzo militare che ricerche di questo tipo potrebbero innescare, lancia un condivisibile grido d’allarme perché tutti i governi, compresa la Cina, sottoscrivano la Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche.

I trattati internazionali sul controllo delle armi di distruzione di massa sono attualmente in stallo ed è singolare che tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU per il 2030 non vi sia nemmeno una citazione sulla proliferazione degli armamenti, ma soltanto un timido accenno a «ridurre in modo significativo i flussi finanziari e di armi illeciti».

Potrebbe essere la guerra batteriologica – qualcosa di innegabilmente più vicino alla realtà che alla finzione – quel conflitto devastante che minaccia la libertà e la stessa sopravvivenza del genere umano, premessa (o conseguenza) dell’involuzione totalitaria?

(11 – continua)

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