Ci stiamo addentrando in una terra sconosciuta. Dio confonde quelli che vuole perdere, dice l’antica locuzione, e sembra proprio che a Est come a Ovest qualcuno sia animato da un istinto di auto-distruzione (Freud insegna).

Statua di Johann Wolfgang von Goethe a Francoforte, immagine di Musa Haef, Unsplash

L’Europa nel quadro internazionale

Esaminiamo alcuni dati significativi della situazione attuale del nostro continente che destano apprensione:

– ci sarebbe da chiedersi perché invece di ricorrere alla decisione estrema di invadere un altro Stato la Federazione Russa non abbia fatto ricorso prima all’arma economica, per esempio sanzioni contro l’Occidente facendo leva sulle fonti energetiche;

– in economia non è soltanto l’energia il problema del prossimo futuro, ma il fatto che le terre rare e le principali risorse minerarie in genere siano localizzate in Paesi (Russia, Cina, Brasile) che con l’Occidente hanno un rapporto non proprio lineare se non conflittuale;

– la «rivoluzione verde» è in stallo e riparte lo sfruttamento di energia fossile;

– la coesione europea è messa in forse dalle divisioni nell’UE e nella NATO, che sono evidenti non solo sul fronte est (Ungheria e Turchia), ma anche a Ovest, dove la Gran Bretagna (con Johnson ma ancora più con Truss) guarda con sufficienza il continente e Francia e Germania hanno un punto di vista del tutto originale tra gli altri Paesi europei;

nella difesa viene incrementata la spesa militare ma senza nessun coordinamento tra Stati, questo rende la NATO l’unico ombrello della difesa occidentale, di fatto non indipendente ma dipendente dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna (e dai loro interessi, che non sempre coincidono con quelli europei);

la strategia di attrazione del blocco occidentale sta servendo in realtà a compattare un nuovo ordine internazionale alternativo che trova nei Paesi eurasiatici il centro gravitazionale, e di questo è prova l’intensificarsi in quest’area non soltanto dei legami economici e monetari ma anche di quelli militari;

– la mediazione viene di fatto lasciata unicamente a statisti come Erdogan, che coglie tutti i vantaggi di questa posizione: equidistante tra Est e Ovest, allo stesso tempo nella NATO e amico di Russia e Ucraina, pronto ad alzare la voce per conseguire i propri obiettivi (questione curda, Grecia);

– nessun progresso diplomatico è in vista, oltre ad accordi peraltro importanti come quello sui cereali, mentre la via militare sembra essere l’unica soluzione possibile di un conflitto estremamente pericoloso per gli equilibri internazionali.

Istituzioni e cittadini europei

Questa situazione sta facendo da detonatore anche nelle opinioni pubbliche europee, rivitalizzando i contrasti sul modo di intendere l’integrazione e su una gestione del processo di unione giudicata troppo verticista e quindi con strumenti di democrazia insufficienti nel garantire ai cittadini un reale processo decisionale.

Il vuoto di democrazia nelle istituzioni europee è spesso visibile anche nei singoli Paesi, dove si assottigliano le differenze tra coalizioni, costrette a inseguirsi nei programmi per rispettare gli obiettivi comunitari, e cresce la disaffezione o addirittura la contestazione.

La vittoria del centro-destra in Svezia domenica 11 settembre è un primo campanello d’allarme.

Giorgia Meloni alla convention del Conservative Political Action Conference (CPAC) in Texas, 26 febbraio 2022, Wikimedia Commons

Le elezioni del 25 settembre

Dopo la caduta dell’ultimo governo Berlusconi, in Italia, unico Paese europeo, abbiamo avuto un decennio di governi tecnici o semi-tecnici, con larga predominanza delle forze di centro-sinistra. Nelle ultime elezioni si è largamente affermata una forza anti-sistema, che per governare in due successive fasi si è indifferentemente collegata alla destra e alla sinistra dello schieramento politico, in chiave prima antieuropeista poi europeista, normalizzandosi gradualmente e perdendo alla fine quelle caratteristiche che ne facevano il punto di riferimento della protesta.

Le prossime elezioni sembrano l’occasione per la rivincita di una coalizione fortemente combattuta e marginalizzata in passato non solo dai partiti di sinistra in Italia ma anche da circoli economici e politici internazionali. Un centro-destra che vede oggi il suo baricentro spostato verso un partito di destra guidato da una donna, la prima che si candida al governo del Paese, già leader in Europa del Partito dei Conservatori e dei Riformisti Europei.

La notizia di questi ultimi giorni di campagna elettorale è l’evidente tentativo di condizionare il voto con dossier sui presunti finanziamenti di Mosca a partiti politici. Speculazioni già in passato rivelatesi inconsistenti e che sollevano nuovi dubbi sulla possibilità di un reale confronto democratico nel nostro Paese. Suggestioni che andrebbero respinte da chiunque aspira a vincere le elezioni e che rivelano il tentativo di procedere senza tener conto della volontà popolare, considerando l’esito elettorale come una sorta di libertà vigilata.

Immagine di apertura: Terra Australis incognita, Joost de Hondt, 1618, Wikimedia Commons