Provai a proporre ad uno studente universitario questa domanda, un po’ cinematografica, e mi sentii rispondere che non amava molto gli chansonniers francesi. Per carità: una rondine non fa primavera, ma non possiamo fare a meno di cercare di capire a cosa potrebbe esser dovuto quest’equivoco.

Nel lontano ’45 finì la guerra di allora e tutti gli uomini di buona volontà proseguirono nelle attività già intraprese, in piena guerra, per la pace, oppure ne intrapresero di nuove e, francamente, in quel frangente, leggermente utopiche. Nel mondo aveva già avviato la sua attività la nuova Organizzazione delle Nazioni Unite e nasceva la NATO. In Europa si ripeteva un’esperienza simil-Versailles.

Qui in Italia, una miglioriana amnistia poneva fine a processi ed epurazioni e contribuiva alla cessazione di vendette, omicidi, campi di prigionia, durati ben oltre la nostra guerra civile.

Oramai la pace e la ricostruzione materiale e morale proiettavano Paesi e Popoli verso inimmaginabili orizzonti. E qui entrano in gioco quel tal Monnet ed alcuni ex nemici ed alleati, i quali si erano messi in testa un’idea lievemente “pazza”.

Robert Schuman – Foto di apertura pubblico dominio da wikipedia.org

Il 9 maggio del ’50 [5 anni dopo la fine della guerra] tale Schuman (ispirandosi alle parole dette dal detto Monnet il 5 agosto 1943!) propose la sua Dichiarazione, alla quale il 18 aprile 1951 aderirono: Belgio (il principe reale del Belgio), Francia (Schuman), Italia (Sforza), Lussemburgo (la granduchessa del Lussemburgo), Paesi Bassi (la regina dei Paesi Bassi), Repubblica Federale di Germania (Adenauer). Nasceva la “Comunità europea del carbone e dell’acciaio”: finiva l’incubo delle guerre che proprio a causa di quelle due materie avrebbero ancora potuto insanguinare l’Europa. Il Trattato è scaduto il 23 luglio 2002. Capisco che lì per lì anche ad uno studente universitario può sfuggire che quel tal Monnet – insieme ad Adenauer, De Gasperi, Schuman ed altre grandi figure europee – aveva dato concretezza a quell’idea che fin dalla fine del Medioevo aveva agitato le menti di persone come Erasmo, Grozio, Mazzini, Wilson, Einaudi, Spaak, che sognavano, anch’esse, la fine delle guerre che hanno poi insanguinato l’Europa fino al primo novecento!

In fondo, se ci riflettiamo un attimo, per una persona nata il primo giorno del nuovo millennio si tratta dell’antichità, e, di cose delle quali, a pensarci bene, forse non ha mai sentito parlare neppure a sQuola!

Non intendo affrontare il problema dei programmi scolastici, ma va riconosciuto che neppure noi post-cinquantini abbiamo mai studiato la ricostruzione dell’Europa, le Persone, gli eventi che l’hanno consentita. Anche se qualche giornata dedicata a CECA, MEC, EURATOM, parmi di ricordare all’epoca del ginnasio.

Queste Persone erano riuscite a compiere un’opera titanica, che consentì all’Umanità di voltar pagina e – compiuto il processo di Norimberga – di dedicarsi toto corde alla pace. Tutto sembrava consentire di riprendere la vita dedicandoci interamente e per sempre al lavoro ed alla costruzione di una società giusta. E così fu per gli anni ’50 e parte dei ’60.

Purtroppo, ad una certa data, siamo ripiombati nella pagina più buia della storia d’Europa, ritrovandoci fra precorse rivalità, sete di vendetta, odî, operazioni militari, qualche conflitto, ma soprattutto sotto il giogo di anacronistiche ideologie.

Vecchie ideologie, che sembrava fossero oramai destinate a materia di studio delle dedicate discipline universitarie, venivano invece resuscitate e coltivate nuovamente, fino a riaccendere stantie conflittualità, che riuscirono ad avvelenare i rapporti sociali ed il confronto politico, in Occidente e nel vicino Oriente, per gli anni a venire ed ancor oggi.

Oggi persino uno studente delle elementari è doviziosamente istruito sui vecchi odî, sulle vecchie lotte fratricide, sui più dettagliati particolari delle atrocità commesse nel secolo scorso nel nome di quella trinità, che occupava l’Europa ad occidente e ad oriente, ma, è stato lasciato all’oscuro delle pagine luminose della ricostruzione di un’Europa distrutta dalla guerra e della creazione di una nuova Europa con ben altra ideologia.

A che pro è stata compiuta una simile mostruosità?! E cui prodest?!

Ai posteri l’ardua sentenza, potremmo dire e lasciare che le cose proseguano così: tanto oramai le generazioni allevate in questa risorta disumanità son diventate adulte, anziane, vecchie, e c’è ben poco da fare. L’unica nota positiva è che è già stato avviato, col contributo di tanti, un nuovo lavacro.

 

Foto di apertura pubblico dominio da wikipedia.org – Jean Monnet 1952